Basandomi solo sui tuoi presagi astrali, sono giunto alla conclusione che potresti dare vita a un’incredibile fortuna cosmica se traducessi la canzone dei Beatles Norwegian wood in lingua punjabi, se indossassi scarpe in velluto del diciottesimo secolo o se cercassi di entrare in una squadra di pallavolo turca. Ma dubito che tu possa portare a termine una di queste stravaganti imprese. Perciò ti suggerisco un’alternativa. Magari non riceverai lo stesso aiuto, ma sicuramente ne trarrai qualche beneficio. Ecco le alternative: comincia a programmare una sacra vacanza per il 2010; rifletti su chi tra i tuoi allea-ti potrà aiutarti ad allargare il tuo mondo nei prossimi dodici mesi; decidi qual è il meno importante dei tuoi principali obiettivi; fa’ assolutamente qualcosa per imparare a prenderti meno sul serio.
Devo seguire l'allestimento di uno stand per una fiera a Dubai; devo aspettare che mi rispediscano un documento dall'Arabia Saudita; ho prenotato un tavolo per due in un ristorante giapponese a Milano che solo per il nome ti addebitano 100 euri; ho parlato con chi è in Turchia e si è ritrovato senza valigia causa disguido Alitalia; devo inviare un'offerta in Olanda mettendo in copia un pezzo di Spagna; ho dovuto prenotare pickup, hotel e cena per un paio di ospiti sloveni e una collega tedesca; ho inviato dei campioni in Israele e un altro minuscolo in Francia; ho spedito dei documenti topsecret in Inghilterra.

), non contesta più ogni singola stronzata. Non so se i due eventi siano correlati, ma mi piace pensare che siano frutto un po' del mio modo di agire, un po' dell'illuminazione che ogni tanto infervora le menti più dormienti. Sta di fatto che lei deve continuare ad essere la sua personal assistant, mentre io mi becco la parte più "personale" e gaudente. Tanto per farvi capire: un giorno ho dovuto spiegargli perchè non riusciva più a ricaricare il suo ipod di ultimissima generazione, un altro giorno ho dovuto cercargli un rivenditore in Italia di una guarnizione per una cabina doccia rigorosamente tedesca come lui (ho trovato tutto in un negozio di termoidraulica di Bolzano), oggi ho dovuto spiegargli che non potevo disinstallare il suo Skype sul piccì dell'ufficio se lui l'aveva installato sul piccì che ha a casa. Inoltre, gli ho anche consigliato di non dare i numeri di carta di credito comprensivi di codice segreto al primo che glieli chiede. Insomma, in un paio di settimane ho avuto: il suo codice IBAN, l'indirizzo di casa sua e un paio di carte di credito. Ma la soddisfazione maggiore è stata prenotargli un volo da San Paolo del Brasile a Malpensa. Io l'ho guardato, lui mi ha guardata e ci siamo capiti: la settimana prossima arriva la gnocca mulatta dal culo a mandolino. ovvio, viaggia in economy e se fosse stato per lui l'avrebbe fatta volare con le miglia accumulate, ma o non c'era posto o il suo punteggio non era sufficiente, quindi...Io ho già prenotato un posto in prima fila che se gli balenasse la malaugurata idea di portarla a visitare la sua stanza ovale io voglio assistere alla scena isterica del'ex moglie che ha l'ufficio accanto al suo. 




E così sabato scorre via tra sole e finto riposo, tra un caffè zeppo di schiuma e un giro per negozi di abbigliamento. Per bimbi, che sennò Fra faceva i capricci se non entravo. Dormo serena e ascolto la pioggia. Mi sveglio che diluvia, così sono costretta a cambiare un po' l'abbigliamento. Pantaloni lunghi, maglia tecnica regalataci per l'occasione, k-way e cappellino. Mi riscaldo un po' per non patire troppo il freddo: fortunatamente smette di piovere poco prima della partenza, ma si alza il vento che avrò contro per tutti i ventuno chilometri. Fatico un po' quando comincio a sentire dolore alla gamba, così rallento e mi fermo un paio di volte. So che se stringo i denti posso farcela a battere quel muro più mentale che fisico, ma più accelero, più sento le fitte. Tiro i remi in barca e sento sollievo quando vedo il cartello dell'ultimo chilometro. Poi il gonfiabile del traguardo, poi il bip del chip quando passo sul tappeto rosso, poi Fra pronto ad immortalarmi quasi morta, poi Antonio che mi aspettava per le foto di rito. Riesco anche a farmi la doccia in tempi più che ragionevoli, nonostante gli spogliatoi siano fatiscenti. Pranziamo in un ristorante trovato per caso dove mangiamo a base di pesce. Poi torniamo a casa che diluvia e fa freddo. Svengo sul divano, mi gusto uno yoghurt al cocco e poi nullafaccio davanti alla tivvù. Resuscito solo per stirare che l'indole da massaia ogni tanto mi dà i calci sugli stinchi.